Facebook EdgeRank: Chi vedrà i miei post?

Non è una novità di oggi, ma probabilmente molti utilizzatori di Facebook non sono al corrente che solo una minima parte delle loro attività su Facebook sarà vista da amici e fans.
Si parla di un 15% circa in tutto. La colpa è da attribuire ad una algoritmo chiamato EdgeRank introdotto nel 2010 che ha il compito di limitare la mole di post pubblicati nei news feed (scheda notizie per la versione italiana).

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Se per chi usa Facebook a livello ludico e per il privato cittadino in generale, non vedere un post od un Like messo da un amico non sembra essere un gran problema (un vantaggio in molti casi), conoscere il funzionamento di questo algoritmo e di come può incidere può diventare essenziale per chi il social network lo usa come supporto al proprio business.

E qui nasce un piccolo, ma lecito dubbio. E’ fuori discussione che la mole di post che oggi viene movimentata da Facebook richieda una regolamentazione, ma non sarà che questa limitazione sul meccanismo della quale viene mantenuto il più stretto riserbo, serva ad ‘invogliare’ gli utenti professionali ad usare strumenti di marketing a pagamento per divulgare senza limitazioni le proprie comunicazioni? Non sarà che Facebook si sta un po’ Googlizzando?

Vediamo comunque in cosa consiste questo algoritmo e come può incidere sulla diffusione delle nostre attività grazie all’esperimento condotto da ‘The Daily Beast’ che ha permesso di ipotizzare un algoritmo del tipo:

dove:

a = affinità tra chi ha generato l’azione e chi la deve leggere

p = peso dato a ciascun tipo di Edge (commento, like, tag ecc.)

t = moltiplicatore per tener presente il fattore temporale (da quanto tempo è stato creato l’edge)

Cioè l’EdgeRank è un punteggio generato dalla moltiplicazione dei suddetti 3 fattori che vediamo di sviscerare un po’ più in dettaglio.

Affinità (a). Per dare un peso all’affinità si tracciano le interazioni tra amici o fans. A ciascun tipo di azione viene attribuito un peso che rappresenta il livello di affinità tra users. Viene in definitiva misurato l’interesse che uno ha nel contenuto postato da un altro. Un post od un commento hanno per esempio un peso maggiore di un semplice Like. Inoltre più si interagisce con una determinata persona, più aumenta il peso che viene attribuito al fattore affinità.

Peso (p). Ciascuna categoria di azioni ha un peso differente. Un commento per esempio ha un peso maggiore di un Like mentre foto e video sicuramente hanno maggior peso di un aggiornamento di stato.

Tempo (t). Questo fattore è stato introdotto per dare un peso al tempo intercorso tra la pubblicazione di un post e l’azione su di esso. Inoltre è probabile che questo valore venga influenzato dalla frequenza di utilizzo di Facebook di un utente e dalla durata delle sue sessioni.

Vediamo come viene applicato:

Ciascun post viene considerato un oggetto. Tutti i commenti, likes, condivisioni ecc. che il post riceve concorrono al calcolo di altrettanti EdgeRanks. La loro somma è l’EdgeRank dell’oggetto che in definitiva lo pone in una classifica di importanza e determina se deve essere mostrato e a chi.
Naturalmento alla stessa scrittura del post viene attribuito un punteggio con lo stesso meccanismo, perché questo è quello che permette al post di essere mostrato la prima volta. Diciamo che la probabilità che venga mostrato nelle notizie di un amico o fan è direttamente proporzionale alle interazioni che ci sono state precedentemente e recentemente tra i due soggetti.

Il numero del 15% di post mostrati ad amici e fans non è scaturito da calcoli od esperimenti, ma è stata un affermazione di Facebook, anzi le ultime ricerche portano la percentuale dei post mostrati a circa il 6%.

Questo pone il problema, come detto, a chi con attività sui social network si affida per potenziare il proprio business di far si che i propri messaggi siano letti dal numero maggiore di persone. Questo non è quindi più raggiungibile, come si pensava tempo fa, ampliando a dismisura il numero dei fans ed amici; non sarà la quantità a risolvere il problema, ma si dovrà puntare su ciò che permette di scalare le posizioni del rank. Questo diventerà maggiormante possibile aumentando l’interazione con gli amici, ottenendo da loro commenti, likes e condivisioni (magari chiedendolo esplicitamente, come si vede fare sempre più spesso). Ogni azione aumenterà l’affinità. Occorre quindi creare una community di ‘followers’ che vi seguano.
L’alternativa? Ho l’impressione che sia proprio lo scopo finale di Facebook: comprate pubblicità.
Facebook originariamente ci aveva detto di creare pagine e che tutte le persone che avrebbero cliccato Mi Piace avrebbero visto il nostro contenuto. Non è più così. Le persone che frequentano Facebook non sono i clienti di Facebook, ma clienti potenziali dei veri clienti di Facebook, chi compra spazi pubblicitari.

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